– La sveglia-, bofonchiò accanto a me.
– E chi lo dice che è la sveglia-, ribattei stringendo le coperte. Un’altra giornata che avrei voluto non fosse mai cominciata.
– Spegnila, almeno. Come ogni giorno non vuoi alzarti-, disse secco. Venne però ad abbracciarmi e mi scaldò la schiena.
– E come ogni giorno sarò intrattabile prima di mangiare-.
– Alzati e facciamo colazione-, ribatté mentre prese una ciocca di capelli, – così non mi farai sentire inadatto come al solito-.
– Non sei inadatto. Sono io. Lasciami dormire ancora un po’-.
– No. Alzati. Altrimenti passerai tutto il giorno a lamentarti di come tu non abbia tempo di “fare cose” quando in realtà è solo colpa tua e di nessun altro-, esclamò scocciato.
La mia mente si accese e un’allarme incominciò a suonare nel cervello, avvertendomi della novità. Un comportamento al di fuori della consueta linea. Sarebbe stata una splendida giornata. – Hai ragione. Ma abbracciami ancora un momento. Come fossimo in un sogno in cui non voglio svegliarmi-